Anche se ognuno di noi segue un ritmo di 24 ore alternate fra sonno e veglia, ogni individuo ha punti di minima e di massima del tutto personali.
Sei gufo o allodola?
C’è chi ama andare a letto presto e svegliarsi altrettanto presto al mattino e si sente subito attivo e pimpante. Al contrario c’è chi fa più la vita da nottambulo, godendo di una particolare energia fino a notte inoltrata (ovviamente poi il sonno si protrae fino alla tarda mattinata o al primo pomeriggio).
Se siete della prima categoria fate parte del 40% degli umani “allodola“, se invece preferite la seconda appartenete al 30% dei “gufi“.
Il restante 30% è un mix delle due categorie.
Se pensate alla struttura della nostra società appare subito evidente chi e che “la fa da padrone”. Sveglia presto, al lavoro già dalla 8.30, e giornata finita verso le 22.00.
Non a caso le problematiche legate al sonno sono più frequenti nella categoria gufo.
La dura vita del gufo
Proviamo a calarci un attimo nei loro panni: pur provandoci con impegno il sonno non arriva prima delle 2 o 3 di notte. La mattina però la sveglia suona presto, ed il cervello rimane in una sorta di torpore (non a caso i gufi spesso abusano di caffeina al mattino). La giornata poi va migliorando, se non che proprio quando il picco di attività si avvicina… gli uffici chiudono e si torna a casa.
In realtà la situazione negli ultimi anni sta cambiando e diversi datori di lavoro adottano orari più flessibili per permettere uno stile di vita più in linea con le proprie caratteristiche. É molto importante che questo avvenga. Gli individui di questa categoria non sono pigri o svogliati, semplicemente hanno un DNA programmato in modo leggermente diverso.
Perchè queste due categorie?
Viene da chiedersi come mai la Natura abbia permesso lo sviluppo di questi due “stili di sonno”. In fondo siamo una specie sociale no? Avrebbe più senso essere tutti sincronizzati così da massimizzare le interazioni. Sicuri?
La risposta al quesito va ricercata nel nostro passato, quando dormire vuoleva dire essere esposti a numerosi pericoli. Predatori e tribù rivali non spettavano altro per poter attaccare.
La scena doveva essere più o meno questa: attorno al fuoco si era appena conclusa una cena a base di mammuth lanoso. Gli individui allodola si addormentano appena cala il sole, mentre i gufi restano svegli fino a tarda notte, a vegliare sui compagni. La mattina presto la situazione si inverte. Il gioco è fatto, il gruppo è inerme solo per pochissime ore durante la notte e la sopravvivenza è di gran lunga più probabile.
Sembra strano parlare di questo nel 2022, ma è sempre bene ricordare che, da un punto di vista evolutivo, noi siamo ancora gli stessi uomini. I ritmi, i bisogni e gli istinti sono i medesimi, anche se la società ci ha insegnato a gestirli in modo diverso.
Siamo stati tutti gufo
Esatto, c’è stato un periodo, nella nostra vita, in cui siamo stati tutti gufi: l’adolescenza.
Il ritmo circadiano (che è il ritmo con cui il nostro corpo alterna veglia e sonno nelle 24 ore) attorno ai 12/13 anni, si sfasa leggermente da quello degli adulti.
Una spiegazione di questo sfasamento temporaneo, secondo in neuropsicologo M. Walker, è da ricercare nella transizione verso l’indipendenza dai genitori. Sempre Walker scrive: Un modo in cui Madre Natura ha cercato di aiutare i teenager a tagliare il cordone ombelicale potrebbe proprio essere quello di spsostare il ritmo circadiano in avanti […]. Questa ingegnosa soluzione offre agli adolescenti una fase in cui possono agire indipendentemente per molte ore, e farlo con un gruppo di propri pari.


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