Il Tarassaco

Proprietà e benefici del tarassaco

SCHEDA

  • NOME BOTANICO: Taraxacum officinale>(Weber)
  • FAMIGLIA: Asteracee (ex Compositae)
  • NOMI VOLGARI e DIALETTALI: Denti de cagn, Dentinciagn, Zicoria, Dente di leone, Soffione, Piscialetto, Cicoria di campagna, Papanonn.
  • PARTI UTILIZZATE: Foglie e Radici

FUNZIONI DEL TARASSACO

Lo possiamo utilizzare come leggero purgante e diuretico nonché, per le sue proprietà amare, come stimolante della produzione di succhi gastrici. Il tarassaco è poi una delle più importanti erbe epatoprotettive: favorisce l’eliminazione delle scorie, stimolando gli organi emuntori (fegato, reni, pelle) adibiti alla trasformazione ed eliminazione delle tossine.

Possiamo sfruttarlo “in solitaria” facendo un decotto della radice o in compagnia di altre piante depurative come ad esempio la curcuma, la bardana o la salsapariglia.

CONTROINDICAZIONI DEL TARASSACO

Se utilizzato alle dosi consigliate solitamente è privo di effetti collaterali. È bene prestare attenzione soprattutto nei soggetti che soffrono di calcoli renali ed alla colecisti (in questo caso è sempre bene richiedere il parere del medico e dell’erborista laureato ed esperto in piante officinali).

CURIOSITÀ, MITI E LEGGENDE

Alzi la mano chi non ha mai soffiato sui semi del tarassaco cercando di mandare i suoi “paracadutini” il più lontano possibile… Quello che per molti è stato solo un gioco, per la pianta è invece il successo ed il coronamento di tanti sforzi evolutivi, che l’hanno portata ad avere un sistema tanto originale ed efficace (il vento) per la propagazione dei semi che possono volare anche per più di 1 km.
Alcuni vegetali infatti desiderano che i propri “figli” crescano lontano ed hanno sviluppato un sistema di diffusione dei semi che sfrutta il vento, l’acqua o, perchè no, le feci degli animali e degli uccelli. Altri invece, come ad esempio la quercia, tendono a mantenere un legame molto stretto fra individui della stessa colonia ed fanno in modo che i semi cadano e restino in prossimità della pianta “madre”.

Come spesso accade noi umani abbiamo preso ispirazione dalla natura e, grazie al tarassaco, abbiamo progettato il paracadute (se siete interessati a scoprire quanto l’uomo stia prendendo ad ispirazione il mondo vegetale consiglio di leggere: Erba volant. Imparare l’innovazione dalle piante, di Renato Bruni). Se poi vi è capitato di passeggiare per la campagna in una giornata nuvolosa o dopo un acquazzone probabilmente avrete notato che i soffioni si presentavano tutti chiusi e compatti. La pianta del tarassaco ha infatti un sistema completamente autonomo che, senza nessun dispendio di energia, gli permette di aprire o chiudere il proprio globo piumoso in modo da sfruttare solo le giornate di sole e non rischiare di perdere tutti i semi a causa della pioggia. Vi sono delle cellule che si irrigidiscono o si rilassano a seconda del grado di umidità dell’aria (per noi umani un’efficienza energetica così elevata è ancora un sogno!).

Al soffione è legata anche una bellissima leggenda irlandese in cui si narra che anticamente la corolla del tarassaco fosse la casa delle fate che, prima dell’avvento dell’uomo, erano libere di vivere in pieno contatto con la Natura. L’arrivo dell’uomo le costrinse però a rifugiarsi nei boschi.
Ma le fate avevano dei vestiti troppo sgargianti per riuscire a mimetizzarsi con l’ambiente circostante e furono costrette a trasformarsi nei semi del dente di leone, mantenendo però la loro fierezza e la capacità di volare! Un’altra leggenda afferma che la pianta venne generata dalla polvere del carro di Elios, il dio del sole che ogni mattina si alza nel cielo.